L’Organismo di Conciliazione

Secondo il Regolamento ministeriale n. 222 del 2004, al fine di garantire la competenza, l’imparzialità ed il possesso delle strutture necessarie al corretto svolgimento del procedimento, è escluso che l’organismo di conciliazione possa essere una persona fisica: dovrà essere una entità plurisoggettiva.

Il legislatore, e questa è una importante novità, ha posto sullo stesso piano soggetti pubblici e privati, stabilendo che gli organismi costituiti dalle Camere di Commercio, le quali vantano in materia di conciliazione una vasta ed antica esperienza, siano iscritti automaticamente. Non è la prima volta che lo Stato affida a privati l’esercizio di servizi di interesse pubblico, riservandosi la vigilanza sull’attività, mediante un controllo del costo dei servizi e sui corsi di formazione.

Ciò non significa, tuttavia, una corsia preferenziale per le Camere di commercio o un’iscrizione senza controllo, perchè in ogni caso i conciliatori appartenenti all’organismo, dovranno avere un titolo di studio adeguato alla materia specialistica che dovranno trattare ed aver seguito un apposito corso integrativo.

COSA FA
L’Organismo, su semplice domanda in forma documentale, che riceve da una o da entrambe le parti, avvia il procedimento di mediazione, nominando conciliatori altamente formati e professionalizzati in materie specifiche, che assicurino  riservatezza, imparzialità e neutralità espletamento dell’incarico.

L’Organismo Internazionale di Conciliazione & Arbitrato dell’A.N.P.A.R.: è un  ente privato, abilitato a svolgere il  procedimento di mediazione, privo dell’autorità di imporre alle parti una soluzione della controversia. l’organismo è iscritto al n. 24 registro degli organismi di conciliazione istituito con il decreto del Ministro della giustizia 23 luglio 2004, n . 222 .
L’Organismo Internazionale di Conciliazione & Arbitrato dell’A.N.P.A.R garantisce – come da Regolamento depositato  presso il Ministero della giustizia – la riservatezza del procedimento,  l’imparzialità e l’idoneità del conciliatore al corretto e sollecito espletamento dell’incarico.